a sin l'opera di Funi e a dx la fotografia di Balocco che la sostituisce
Sostituzioni - progetto per Casa Museo Boschi 
Memorie sulla partenza dell'opera di Achille Funi
Una ragazza in un quadro guarda a sinistra, verso il passato, poi parte per Helsinki, un Paese in cui probabilmente non è mai stato nemmeno il suo autore Achille Funi. Sono stato chiamato a testimoniare questa partenza e a riempire il vuoto fisico ed energetico di questa assenza. Per l’amica assente: sono queste le parole e i pensieri rievocati. Un attimo di vita, un frangente inatteso, un momento in cui qualcuno ci lascia per un breve periodo o per sempre. Nel presente si giocano i ruoli del tempo: sentiamo il suo peso, misuriamo la sua presenza,  rievochiamo i momenti condivisi. Proprio così, attraverso la distanza, percepiamo la bellezza angosciante del vuoto, la separazione che genera nuovi punti di vista e forse il vuoto ci avvicina a quella dimensione più alta che ci permette di comprendere ed amare senza possedere. Amare è lasciare andare.
Tuttavia nelle esperienze del distacco e della lontananza, talvolta drammatiche come quelle dell’abbandono, abbiamo bisogno di creare una maschera, un interprete, un mediatore o un feticcio che si prenda la responsabilità delle scelte e quindi la forma del vuoto.
Quando mi è stato chiesto dalla direttrice Maria Fratelli di pensare ad un opera che potesse sostituire la ragazza di Funi che da lì a pochi giorni sarebbe partita per Helsinki ho pensato ad un'amica che presto sarebbe stata assente. Sono riemersi gli antichi ricordi infantili quando i bambini giocano con amici immaginari, creano le loro prime relazioni sentimentali con le cose che distruggono, smontano e ricostruiscono ambientandole in mondi personali o talvolta calandole nei corpi di bambole. La distanza crea il vuoto che accoglie il pensiero e che a sua volta nasce dalla parola. Le parole ospitano le nostre inquietudini e hanno bisogno di essere contenute in una forma per trovare il contatto col presente. È qui che entra in scena la bambola che cambia il setting e stravolge il punto di vista.  Quella ragazza che prima  guardava al passato  adesso ci osserva senz’occhi come le statue greche, calata nel presente: nel qui e ora della separazione che racconta l'attesa del futuro.
È nell'illusione di poter compiere un atto di sostituzione che capiamo che nulla è replicabile ma tutto è sostituibile. Dove nulla vive per se stesso come identità separata viviamo il distacco e la separazione come un viaggio nel tempo senza tempo e attribuiamo alle cose il potere di rivendicare la loro dimensione anacronistica.

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