Nella società della “specializzazione del sapere” anche il tema dell’ambiente sembra diventato una questione per tecnici, come se l’estinzione della specie umana (in realtà raramente si parla in questi termini*) fosse un problema patologico. Credo che oggi più che mai abbiamo bisogno di conoscere ed esperire con tutti i nostri sensi il pianeta in cui viviamo, di approfondire il valore irrinunciabile della biodiversità e di comprendere il mondo vegetale che lo rappresenta nella vita al 99,7% per una sola unica ragione: salvare l’uomo da un’inevitabile estinzione.

Naked Plants è nato da un personale senso di conflitto aperto nei confronti della sensazione di impotenza e sconforto latente nell'uomo contemporaneo dissociato dal proprio ambiente e contesto naturale. Ho sentito il bisogno di ricercare un collegamento al di fuori degli schemi per trovare un'immagine perduta che narrasse l'identità delle nostre origini e il legame con la terra. La cultura tecnologica e virtuale ( e dello scarto) ci fa allontanare irrimediabilmente dal cosmo vegetale da cui siamo nati e abbiamo avuto origine: quella vita così grande di cui siamo piccola parte. Le piante sono sempre state all'occhio dell'uomo qualcosa di invisibile o decorativo, lo sfondo e non il soggetto. Tuttavia è sempre più forte la consapevolezza comune che l’ambiente non è una categoria morale di una religione e nemmeno un richiamo ad un senso di colpa che preferiamo dimenticare. Il mondo vegetale è il nostro corpo-sistemico che inevitabilmente ci contiene.
Le foreste primarie hanno ispirato la costruzione dei primi templi dell'uomo. Gli alberi sono stati il nostro primo rifugio e una delle prime conoscenze del tempo lineare. Gli alberi sono la dimora magica di milioni di esseri viventi, dalla loro vita dipende un ciclo universale fittissimo di relazioni biologiche che si legano al nostro corpo.

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