Figlie della luce, generose, potenti: Aida Accolla, Carla Fracci, Luciana Savignano. Tre ballerine di fama internazionale, esperte, longeve, scolpite dagli anni e dalla luce intensa del palcoscenico, incarnano tre modi di ridefinire la bellezza, secondo un concetto insegnato dal mondo naturale. In natura, infatti, vengono lodate le piante mature che, arrivate a quota, hanno rallentato la crescita per investire nella gestione della propria complessità. È la bellezza di una forma data dal tempo, fatta di forza e slancio, di resistenza e flessibilità, che esige rispetto. Bellezza permanente, non transeunte, perché sublime, nel senso etimologico del termine: che giunge e incalza fin sotto alla soglia più alta, al limite estremo della grandezza, punto di non ritorno, oltre il quale anche il pensiero si perde. Secondo questa posizione estetica, proposta tra gli altri da Schopenhauer, la bellezza non è qualità del soggetto né attributo del giudizio. È piuttosto effetto su chi guarda, codificando le immagini in emozione ed empatia. È potenza, è vastità, è coscienza cosmica. È coabitare nel “flusso condiviso”, che per l'osservatore si manifesta come sinergia tra fotografo e ballerina, generatrice di una performance irripetibile nel tempo degli uomini e scritta per sempre nella luce della fotografia. (tratto dal testo di Francesca Bacci)
(Progetto commissionato da Museo Messina di Milano a cura di Francesca Bacci e Maria Fratelli) / Mostra curata da Francesca Bacci e Maria Fratelli; Artisti Gianluca Balocco e Zachari Logan​​​​​​​
Interpretando se stesse, Aida Accolla, Carla Fracci e Luciana Savignano hanno dato vita ad abiti che ne evidenziano il carattere e lo spirito: Aida trasformista, creativa e ironica; Carla atemporale, classica e eterea; Luciana guerriera, fisica e vitale. Tre modi di essere donne, tre specie umane contigue eppure diversissime, ciascuna a modo suo a levare una voce che si fa monito e riflessione nella presente era dell’omologazione estetica: offriamo, del corpo che la nostra anima abita con dedizione e volontà, non l'immanente tempo della bellezza, ma la trascendente bellezza del tempo.

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