BELLE DI NATURA
Site specific Museo Messina di Milano  a cura di Francesca Bacci e Maria Fratelli 
Figlie della luce, generose, potenti: Aida Accolla, Carla Fracci, Luciana Savignano. Tre ballerine di fama internazionale, esperte, longeve, scolpite dagli anni e dalla luce intensa del palcoscenico, incarnano tre modi di ridefinire la bellezza, secondo un concetto insegnato dal mondo naturale. In natura, infatti, vengono lodate le piante mature che, arrivate a quota, hanno rallentato la crescita per investire nella gestione della propria complessità. È la bellezza di una forma data dal tempo, fatta di forza e slancio, di resistenza e flessibilità, che esige rispetto. Bellezza permanente, non transeunte, perché sublime, nel senso etimologico del termine: che giunge e incalza fin sotto alla soglia più alta, al limite estremo della grandezza, punto di non ritorno, oltre il quale anche il pensiero si perde. Secondo questa posizione estetica, proposta tra gli altri da Schopenhauer, la bellezza non è qualità del soggetto né attributo del giudizio. È piuttosto effetto su chi guarda, codificando le immagini in emozione ed empatia. È potenza, è vastità, è coscienza cosmica. È coabitare nel “flusso condiviso”, che per l'osservatore si manifesta come sinergia tra fotografo e ballerina, generatrice di una performance irripetibile nel tempo degli uomini e scritta per sempre nella luce della fotografia.



Al centro del set, silenzioso, ricorre quell’oggetto immaginario che è il vestito. Estensione e espressione del corpo, barriera sensuale che tutto da’ e tutto nega allo sguardo, l’abito di scena assume in questi scatti il ruolo di cantastorie, si fa ponte a traghettare i pensieri verso una dimensione eterea, anacronistica, astratta. Per ciascuna donna, poi, l'abito ha funzionato in modo diverso e personale. Nelle parole dell’artista, Gianluca Balocco:
“In questo lavoro Aida si è proiettata e immaginata veramente all’esterno del proprio corpo raccontando la sua trasformazione con spregiudicata ironia. L’abito si trasforma continuamente a seconda del ruolo come se, alla stregua una pianta, anche lei attraversasse le stagioni. Nel farlo, perde simbolicamente le sue foglie-memorie-foto di scena, in una catarsi felice e immaginaria.”
 “Luciana ha indossato nel set i suoi abiti lisi e consumati, durante gli anni giovanili della sua carriera, dal lavoro incessante. Ho visto Luciana come una guerriera samurai: la danza nel suo aspetto terreno, fertile, in bilico tra vita e morte. In questa forza consapevole, calata nella realtà del corpo, c’è un omaggio a Pina Baush.”
“Nel lavoro con Carla Fracci il vestito manifesta il legame col mondo vegetale. L’immenso vestito verde può essere inteso come una corolla rovesciata o una grande foglia che la avvolge, ma anche simbolo di un tempo organico e armonioso, e tuttavia lunghissimo e maestosamente lento, come la sua carriera senza fine, che la porta a ballare ancora sui palcoscenici del mondo”.

Interpretando se stesse, Aida Accolla, Carla Fracci e Luciana Savignano hanno dato vita ad abiti che ne evidenziano il carattere e lo spirito: Aida trasformista, creativa e ironica; Carla atemporale, classica e eterea; Luciana guerriera, fisica e vitale. Tre modi di essere donne, tre specie umane contigue eppure diversissime, ciascuna a modo suo a levare una voce che si fa monito e riflessione nella presente era dell’omologazione estetica: offriamo, del corpo che la nostra anima abita con dedizione e volontà, non l'immanente tempo della bellezza, ma la trascendente bellezza del tempo.
Back to Top