Cosmovisione Shuar

“Più che ritratti fotografici, questi scatti costituiscono un ritratto collettivo, che appartiene tanto al dominio dell’arte che a quello della ricerca socio-antropologica. In questo senso, Balocco è riuscito magistralmente a illustrare il concetto che, come le piante, l’uomo non ha possibilità di sussistenza al di fuori del suo network, del sistema di connessioni che ne garantisce la sopravvivenza, che egli ne sia consapevole o no. Ciascuna di queste persone, tramite il loro stare e guardare dritto nell’obbiettivo, comunica una gravitas data dalla consapevolezza di avere radici salde nella terra. Ognuno è la punta di un compasso dalla quale circoscrivere un mondo la cui costante impermanenza è condizione ontologica di vita, come per tutti gli esseri viventi. Un mondo dove le persone e le piante appartengono alla stessa, sacra, categoria delle cose vive”. (Francesca Bacci)

Questo lavoro non è che il capitolo di una lunga e complessa ricerca artistica che ha avuto, tra le varie tappe, anche l’Ecuador e la Foresta Amazzonica. Durante un viaggio di millecinquecento chilometri nella foresta ho incontrato il popolo Shuar e ho realizzato con loro un progetto di collaborazione per poter trasmettere attraverso il mio progetto il loro millenario valore di difensori della Foresta. Ho realizzato il mio lavoro senza i vincoli di un set dove l’azione delle persone coinvolte si potesse svolgere in modo spontaneo rispettando il loro reale coinvolgimento, il loro spazio e la loro identità. In questi anni di ricerca artistica il mio personale approccio alla fotografia segue un metodo che ho evoluto e sperimentato in situazioni molto diverse: preferisco non fare e non chiedere nulla al mio soggetto, ma fare accadere qualcosa magari mettendomi in gioco con lui, condividendo un pensiero, un sogno e cercando quando possibile un ideale comune.
In questo progetto artistico ho unito ed incrociato tre elementi fortemente connessi in un territorio senza riferimenti apparenti: l’intelligenza collettiva della foresta e dei suoi innumerevoli semi, il legame tra il popolo Shuar e le piante e la memoria storica di un missionario biologo del primo ‘900, Carlos Crespi. Durante questo viaggio abbiamo realizzato anche un video sulla dichiarazione dei diritti Shuar interpretato dal loro capo politico e spirituale Juan Utitaji Untsui.
Cosmovisione Shuar (ed. Ets - Pisa)


The place is Ecuador, in the heart of the Amazon rainforest. After a 1500 km journey in the forest I’ve met the Shuar people and I’ve started a collaboration with them. My pictures try to witness their millennial tradition as defenders of the forest. I deliberately chose to work without a set, thus avoiding the limitations necessarily imposed by it. The people involved in the project could therefore feel really involved and free to express themselves in their own space with their own identity.

When I met the Shuar people, I asked them to choose a sacred plant, tree or root from the forest they live in. I examined the matter thoroughly with the Shuar people and the whole clan and we discussed the possibility of taking pictures with a plant in their hands. Plants are a symbol of survival and the relationship between men and plants is the only weapon we have to preserve the world from destruction. The Shuar people, one of the most ancient shamanic cultures on our planet, live in perfect harmony with the natural world. From their point of view, plants are intelligent and sacred. A plant can be a remedy for an illness, a drug, and a poison to kill – it can provide food or raw materials to build houses, boats, tools, clothes, weapons and so on.

The cooperation with the Shuar people meant basically two things to me. I realized how important they are if we consider them as a biological link in the millennial evolution of the forest. Therefore, they are fundamental for the preservation of the forest and their presence is a message to the industrialized world. This message reminds us of an ancient connection sadly fallen into oblivion -  the magical, psychological and biological link connecting us to the world of plants, with which we share 26% of our DNA.

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